di Jessica Verardi, 2 ottobre 2025

L’invenzione della stampa ha favorito la diffusione su larga scala del materiale cartaceo sostituendo, progressivamente e definitivamente, il lavoro metodico e accurato degli amanuensi. Prima della nascita della stampa, infatti, la copiatura dei testi era un processo lungo e faticoso che richiedeva tempo e precisione. La quantità di copie richieste, a volte eccessiva, poteva indurre gli amanuensi a commettere errori di copiatura che diventavano imperfezioni permanenti nei libri e oggetto di studio per storici, musicologi e altri studiosi.
Intorno al VI secolo, ad opera dei cinesi, la stampa vide un primissimo tentativo di nascita. Tuttavia, il metodo adottato presentava delle criticità a causa dei tempi eccessivamente lunghi e per l’utilizzo del legno, materiale facilmente deteriorabile e soggetto all’usura.
Nonostante le difficoltà, alla Cina va il pregio di aver stampato il Sutra del Diamante: realizzato con la tecnica della xilografia, il testo era stampato come immagine. La copia rinvenuta nel 1907 riporta la data corrispondente all’11 maggio 868: è quindi il testo stampato più antico al mondo e attualmente è conservato presso la British Library di Londra.

Johannes Gutenberg: la nascita della stampa

La storia della stampa moderna inizia intorno al 1450 circa ad opera di Johannes Gutenberg, un orafo e tipografo tedesco di grande ingegno. Grazie alla collaborazione con Johannes Fust, anch’egli orafo, insieme crearono una societas che permise loro di acquistare duecentonovanta tipi di caratteri. Nel 1455 circa e con il sostegno economico dell’editore e tipografo Peter Schöffer, a Magonza venne data alle stampe la prima Bibbia a caratteri gotici conosciuta anche come Bibbia a 42 linee.
La tecnica innovativa utilizzata da Gutenberg prevedeva l’impiego di caratteri mobili in metallo che, disposti su un telaio, davano la possibilità di comporre intere frasi. Grazie alle stesse matrici, tali sequenze potevano essere facilmente riutilizzate, rendendo il testo unico e privo di difetti.
Stampata in due volumi, la Bibbia a 42 linee comprendeva più di milleduecento pagine, ciascuna delle quali era costituita da due colonne. Ogni colonna era formata da quarantadue righe con caratteri ben allineati e perfettamente leggibili. Per la prima volta e in breve tempo, furono stampate centottanta copie, ottimizzando i tempi di lavorazione e distribuzione.
A Gutenberg va riconosciuto anche il merito di aver utilizzato l’inchiostro ad olio poiché maggiormente adatto al metallo e di aver introdotto il torchio tipografico, modello preso in prestito dai produttori di vino, utile per incidere il foglio intero in un’unica impressione.
In questo contesto, Johannes Gutenberg ha dimostrando come il suo ingegno sia stato decisivo e determinante per modificare radicalmente la storia della comunicazione e, ancora oggi, la Bibbia rappresenta il primo libro stampato al mondo per numero di copie.

Ottaviano Petrucci: la stampa musicale

Prima del 1475 circa, quando in Italia e in Germania apparvero i primi tentativi di stampa musicale, monaci e copisti specializzati nella copiatura dei manoscritti erano occupati a tramandare alle generazioni future le partiture musicali. Quest’ultime, a causa dei costi a volte elevati, erano accessibili soltanto ai facoltosi che potevano permettersi di commissionare le musiche desiderate.
La complessità di riproduzione del pentagramma, con le note e il testo scritto, fu il motivo per cui l’editoria musicale vide la luce soltanto in una fase successiva rispetto a quella di Gutenberg.
Grazie all’editore Ottaviano Petrucci, nato nel 1466 a Fossombrone in provincia di Pesaro, la stampa musicale conobbe una svolta importante. Dopo essersi trasferito a Venezia intorno al 1490, Petrucci ottenne il permesso dal Doge di dedicarsi completamente all’editoria musicale tutelando le proprie ricerche e sperimentazioni per venti anni.
Nel 1501, l’editore pesarese pubblicò l’Harmonice Musices Odhecaton,la prima raccolta di musica polifonica interamente stampata che utilizzava il sistema a caratteri mobili con la tripla impressione: prima il rigo, poi le note con i vari segni musicali e infine il testo. L’edizione conteneva novantasei canti polifonici di cui molte chansons a tre e quattro voci. Tra i brani presenti, alcuni sono rimasti anonimi mentre altri furono opera dei compositori franco-fiamminghi più rinomati del tempo. Tra questi ricordiamo Antoine Busnois, Heinrich Isaac, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem e Josquin Desprès.
Come per lo stesso Gutenberg, il procedimento adottato da Petrucci era alquanto lungo e dispendioso, inoltre, richiedeva una maggiore attenzione per far combaciare i caratteri sul rigo musicale.
Intorno al 1540 e grazie allo stampatore francese Pierre Attaingnant, l’invenzione di Petrucci fu superata con il procedimento in un’unica impressione mentre la Repubblica di Venezia divenne il centro principale dell’editoria musicale europea. Infatti, tra il 1550 e il 1650, furono stampate 4.232 edizioni musicali, numero notevolmente maggiore rispetto a quelle realizzate in altre città italiane.
Da quel momento in poi, le case editrici iniziarono a stampare enormi quantità di musica ottimizzando tempi e costi di produzione anche se, nonostante gli sviluppi della stampa musicale, il manoscritto continuò ad occupare un ruolo notevole soprattutto nell’ambito della musica sacra e divenne un oggetto prezioso per i collezionisti di tutto il mondo.

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