Dopo il successo della mostra personale “La forma dell’arte” che si è tenuta nella Sala Manzù della Biblioteca Comunale di Aprilia dal 21 al 29 maggio 2022, Ivana Barscigliè continua a riscuotere consensi e a raccogliere attestazioni di stima e di apprezzamento per la sua opera: a cavallo del cambio di anno due riconoscimenti di alto profilo confermano il suo essere artista in linea con i sentimenti del nostro tempo.

Da un lato, la decisione del MIIT – Museo Internazionale Italia Arte di Torino –  di inserire nella propria collezione permanente di arte moderna e contemporanea la sua Donna con orecchini.

Dall’altro il primo posto assegnato alla sua Pietas nella sezione scultura dell’edizione 2022 del premio organizzato da ARTinGENIO Museum di Pisa e quest’anno dedicato a Pier Paolo Pasolini. Nella motivazione, la critica d’arte Veronica Ferretti ha scritto: “Scultrice e ceramista, Ivana Barscigliè, figlia d’arte, ci dona un ritratto intenso tra realismo ed espressionismo che trattiene l’eco drammatico della scultura della Borgogna, del gotico d’oltralpe e della grande lezione di Donatello e Niccolò dell’Arca. Il ritratto ricorda il volto del veggente Pasolini che di sé scrisse “sono piovuto su questa terra senza possibilità di governare il mio destino”. Calzanti per la lettura di questa scultura sono le parole dello stesso Pasolini: “Io sono una forza del passato […] Mostruoso è chi è nato dalle viscere di una donna morta. E io, feto adulto, mi aggiro più moderno di ogni moderno a cercare fratelli che non sono più”.”

.

LA SCULTURA DI IVANA BARSCIGLIE’

Il critico d’arte Daniele Radini Tedeschi ha definito la scultura di Ivana Barscigliè “un esempio di ritrattistica scultorea tra Espressionismo e Realismo, un plasticismo desueto e originale”, che trova origine in un percorso interiore, attraversato da momenti di difficoltà e di sofferenza: i volti con la bocca aperta come se volessero gridare in effetti urlano per trovare sollievo in uno sfogo liberatorio. E simboli di libertà e di evasione sono le “Vele” in mari calmi o tempestosi e i “Cavalli” dalle criniere mai ferme, svolazzanti che rappresentano la corsa, la velocità, la fuga e l’esplorazione di nuovi territori, fisici e metaforici.

L’affascinante tecnica Raku dell’antica tradizione dei ceramisti giapponesi inserisce il processo creativo in un cerimoniale per cui ogni oggetto creato diventa il risultato di una precisa successione di operazioni che, come i riti in una liturgia, acquistano una valenza mistica: e questa sacralità ha conquistato Ivana Barscigliè.

Le sue minute e fortemente carismatiche figure, dai lineamenti sintetici e dai tratti spinti anche fino al grottesco, sono il frutto di un’ordinata lavorazione fatta di creatività, di abilità manuale e di competenze tecnico-chimiche, essenziali nei due diversi momenti di cottura del manufatto. Sono queste atmosfere di cottura e post-cottura, in cui la volontà umana non ha più capacità di dominazione, che regalano unicità a questi lavori. Dalle incontrollabili incidenze atmosferico-climatiche derivano difatti i risultati più inaspettati, per i quali il colore vetrificato dal calore in una infinita rete di crepe, apre a inesauribili variazioni tonali e a eventi trasformistici, che, assieme ai contrasti con le nerezze dell’argilla lasciata volontariamente nuda dal colore, diventano il fondamento di questo rituale che Ivana non subisce ma che ordina e per il quale, come un sacerdote, assiste alla rivelazione e alla scoperta di pezzi unici e irripetibili dalla spiccata componente emotiva personale e dalla forte carica comunicativa.

LA TECNICA RAKU

Strettamente legata alla cultura Zen, in cui la bellezza e l’armonia delle cose semplici viene esaltata, la tecnica Raku nasce in Giappone nel XVI secolo come arte per la creazione di ciotole utilizzate durante la tradizionale cerimonia del tè. È caratterizzata da un processo rapido di produzione e da una particolare lavorazione da cui si ottengono ceramiche che si differenziano per le loro caratteristiche screpolature e colorazioni, dando vita a pezzi unici, dall’apparenza improvvisata, ricchi di difetti, quasi non terminati: tutte quelle che possono sembrare “imperfezioni” vengono invece esaltate e considerate “belle” dalla cultura Zen, che si ispira alla semplicità, alla povertà nelle forme.

La differenza tra la lavorazione tradizionale della ceramica, e la tecnica Raku sta nella fase di cottura: mentre nel processo di produzione della ceramica classica si attende che l’oggetto si raffreddi lentamente all’interno del forno, nella tecnica Raku il prodotto in ceramica viene estratto quando è ancora caldo.

L’argilla viene inizialmente modellata, essiccata e sottoposta ad una prima cottura; si passa alla fase di smaltatura del pezzo, in cui viene rivestito da vari fondenti (smalti e coloranti), e poi alla seconda cottura in forno ad una temperatura tra gli 800 e i 1000 gradi, ottenendo la fusione dei pigmenti dei colori. A questo punto, il manufatto viene sottoposto al processo di riduzione: estratto caldo dal forno con delle grosse pinze, viene posizionato all’interno di un contenitore di metallo in cui è presente materiale combustibile (segatura, foglie, carta) che, a contatto con la ceramica incandescente, innesca una combustione;  la chiusura immediata del recipiente crea una riduzione di ossigeno che interagisce con gli elementi chimici dei colori e degli smalti producendo sfumature, riflessi metallici ed effetti iridescenti unici, tipici del Raku. Dopodiché il prodotto ancora rovente viene immerso nell’acqua e pulito, eliminando i residui della combustione.

Lo sbalzo termico e la riduzione fanno sì che le parti non smaltate assumano un colore nero o grigio e quelle smaltate prendano sfumature particolari. Inoltre, si producono le caratteristiche crepe che rendono gli oggetti pezzi unici e irripetibili:  per quanto un abile ed esperto ceramista possa progettare un pezzo con determinate caratteristiche ed avvicinarsi nella realizzazione all’idea iniziale, l’imprevedibilità della tecnica Raku fa sì che ogni qualvolta si estragga dalla segatura la creazione e la si passi sotto l’acqua non manchino mai le sorprese.

Questo fatto, unitamente alla lavorazione artigianale dell’argilla, rende visibilmente unica ogni creazione: ogni oggetto ha una sua storia, è irripetibile e acquisisce valore e bellezza proprio per questa ragione.

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Figlia d’arte Ivana Barscigliè nasce a Napoli nel novembre del 1954, studia e vive a Sorrento fino al 1975 dove apprende e affina le tecniche pittoriche del padre Raffaele, che Eduardo De Filippo volle come “scenografo ufficiale” per le sue commedie. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte Palizzi di Napoli nel 1971 e partecipa alla “Primavera Napoletana” come Ceramista. In seguito frequenta le botteghe di ceramica e scultura di grandi Maestri come Monaco, Libernini e Altobelli. Negli anni Ottanta del secolo scorso si trasferisce a Roma e frequenta lo studio d’arte “Demodè”.

L’inesauribile desiderio di ricerca e di sperimentazione delle tecniche artistiche all’avanguardia nell’ambito della scultura, la conducono a perfezionare il lavoro con le argille, gli smalti policromi e la tecnica Raku, con la quale realizza bassorilievi, sculture, pannelli, espressione della sua continua evoluzione artistica e creativa.

Insegnante ceramista professionista dal 1975 e Maestro d’arte della ceramica, per diversi anni ha insegnato nelle scuole primarie di Aprilia; attualmente nel suo atelier di Lanuvio, ai Castelli Romani, propone corsi per la lavorazione dell’argilla bianca, di quella rossa e di quella refrattaria specifica per la tecnica Raku. Impegnata nel sociale, è l’anima di un laboratorio di ceramica riservato agli ospiti della RSA San Michele Hospital di Aprilia.

Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, in Italia e all’estero. È stata selezionata per “Arte Padova” nel 2005 e nel 2007, per la “Biennale di Firenze” nel 2005 e nel 2007, per la “Triennale di Arti Visive” di Roma nel 2017 e nel 2020. Nel 2016 ha esposto nel Teatro dei Dioscuri al Quirinale e a New York presso la Jadite Gallery;  nel 2017 a Firenze si è classificata prima nel Premio Internazionale Sandro Botticelli per la Scultura. Dal 2007 al 2011 è stata il Direttore Artistico della Rassegna d’Arte Visiva Internazionale Città di Nemi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.