Monet Impressione Alba

Forse siamo davvero nel futuro se l’umanità, piegata da una perniciosa pandemia, chiude il suo ciclico (e quest’anno infausto) giro attorno al Sole inaugurando la somministrazione delle prime dosi di un vaccino che per la prima volta opera con i mattoni della vita: le informazioni genetiche.

Forse siamo davvero nel futuro se, attraverso il telescopio Parkes in Australia,  un gruppo di scienziati e astronomi del progetto Breakthrough Listen ha rilevato provenire dalla Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro Sole, un fascio di onde radio, le cui caratteristiche fanno pensare a un segnale alieno, ad un segno di vita extraterrestre.

Forse siamo davvero nel futuro se lo scorso ottobre in Tennessee, da un embrione congelato ben 27 anni fa, è nata la piccola Molly Everette Gibson: sua madre Tina, 29 anni, ha solo 18 mesi più di lei.

Forse siamo davvero nel futuro se la squadra dei robot della Boston Dynamics augura a tutti gli utenti di You Tube un felice 2021, danzando con sconvolgente leggiadria sulle note di “Do you love me?”.

Chissà se siamo davvero preparati a quel futuro che si intravede appena all’orizzonte recare novità e scoperte, che promettono di rivoluzionare le nostre vite.

Chissà cosa resterà di questa pandemia (tanto per parafrasare una hit dei nostri anni ’80), che ci ha fatto un feroce sgambetto, proprio mentre eravamo in pieno slancio avveniristico…

Chissà se resterà soltanto la sensazione del dolore alla caviglia, oppure se ricorderemo anche quel senso di solitudine profonda che ne è seguito e che ci ha portato, almeno per alcune settimane, a confrontarci davvero con noi stessi, i nostri familiari stretti e le nostre fragilità di esseri umani…

Chissà se la scienza quantica riuscirà a breve a spiegare tutto quello che ancora oggi non riusciamo a capire o se, varcato un confine, ne troveremo subito un altro a rammentarci che, nel nostro confronto con l’infinito, restiamo effimeri e transeunti…

Chissà se a qualcuno fra di noi, poco prima dello scoccare della mezzanotte di questo nuovo Capodanno, torneranno ancora in mente le parole, ormai vecchie di duecento anni, del poeta di Recanati, pronunciate da un “passeggere” mentre dialoga con “un venditore di almanacchi”: “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura”.

Chissà se poi a qualcuno fra di noi verrà in mente che, esattamente come la Terra attorno al Sole nel suo ciclo incessante e sempre uguale a se stesso, a prescindere dalla scienza e dal progresso, siamo a compiere un nuovo giro e a guidarci nel cammino resta sempre la speranza o, se preferite, il desiderio per un futuro migliore.

Speriamo di riuscire ad apprezzare fino in fondo anche l’attimo presente in questo 2021, cercando di scoprire davvero anche noi stessi man mano che il futuro arriva.


Lucio Dalla – Futura

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