L'ingresso di Auschwitz

L’Associazione di Promozione Sociale e Culturale L’Occhio di Horus APS, partecipa alle iniziative per la Giornata della Memoria proponendo la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo” interpretata dal giovane Federico Ruggeri mentre scorrono immagini della deportazione degli ebri nei campi nazisti.

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Il 27 gennaio 1945

Il 27 gennaio 1945, alle 3 del pomeriggio, dopo una battaglia in cui perse circa 200 uomini, la 60esima armata dell’esercito sovietico abbatté i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento non molto distante da Cracovia, in Polonia, nel quale furono uccise oltre un milione e duecentomila persone.

Già intorno alla metà di gennaio i nazisti avevano iniziato ad evacuare il complesso, costringendo circa 60.000 prigionieri ad una marcia dai ritmi mostruosi: si stima che tra 9000 e 15000 prigionieri siano morti durante il tragitto, in gran parte uccisi dai nazisti, perché non riuscivano a reggere i ritmi imposti. Altri prigionieri, circa 9000, erano stati lasciati nel campo perché malati o esausti: i nazisti intendevano liquidarli, ma non ebbero il tempo necessario per farlo prima dell’arrivo dei sovietici; tuttavia, 600 di loro erano già morti quando i russi entrarono nel campo.

I nazisti cercarono anche di eliminare quante più prove possibile dei crimini che avevano commesso, facendo esplodere diverse strutture, alcune delle quali contenevano i forni crematori industriali dove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise ad Auschwitz e altri oggetti di proprietà delle vittime dello sterminio.

Le stime relative alle vittime dell’olocausto voluto dal nazismo ci dicono che furono circa 6.000.000 gli ebrei sterminati sistematicamente; a questa cifra bisogna aggiungere circa 200.000 zingari,  circa 250.000 disabili e circa 70.000 criminali comuni (che includono anche i cosiddetti ‘asociali’ tra cui migliaia di omosessuali).

Il termine ebraico Shoah, che si trova anche nella Bibbia, significa “catastrofe”, “distruzione totale”, “annientamento”, e probabilmente non esiste parola migliore per descrivere quella che fu una catastrofe non soltanto per gli ebrei, ma per tutta l’Europa e per tutto il mondo.

Il Giorno della Memoria in Italia

Il 20 luglio del 2000 il Parlamento italiano ha approvato la legge 211, composta da due semplici articoli, che istituisce per il 27 gennaio di ogni anno il “Giorno della Memoria”: una commemorazione pubblica non soltanto della Shoah (lo sterminio del popolo ebraico), ma anche delle leggi razziali approvate sotto il fascismo, di tutti gli italiani, ebrei e non, che sono stati uccisi, deportati ed imprigionati, e di tutti coloro che si sono opposti alla ‘soluzione finale’ voluta dai nazisti, spesso rischiando la vita.

La legge prevede che in occasione della Giornata della Memoria vengano organizzate cerimonie, incontri ed eventi commemorativi e di riflessione, rivolti in particolare (ma non soltanto) alle scuole e ai più giovani. Lo scopo è quello di non dimenticare mai questo momento drammatico del nostro passato di italiani e di europei, affinché, come dice la stessa legge “simili eventi non possano mai più accadere”. Non si tratta affatto di una ‘celebrazione’, ma di un momento per ribadire quanto sia importante studiare ciò che è successo in passato, per contrastare antisemitismo, negazionismo e banalizzazione della Shoah che agitano anche i giorni nostri.

La risoluzione ONU del 2005

Il 1° novembre del 2005, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 60/7, con la quale

  • proclama il 27 gennaio “Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto”;
  • rifiuta in modo chiaro ed inequivocabile qualsiasi tentativo di negazione dell’Olocausto come evento storico;
  • chiede che i luoghi che un tempo ospitavano campi di concentramento, di lavoro e di sterminio vengano conservati;
  • esorta a sviluppare programmi educativi per infondere la memoria della tragedia nelle generazioni future e impedire che il genocidio si ripeta;
  • condanna “senza riserve” tutte le manifestazioni su base etnica o religiosa di intolleranza, incitamento, molestia o violenza contro persone o comunità.

Perché è importante ricordare?

Il ricordo della Shoah non riguarda solo gli ebrei ma l’intera umanità. Ricordare e commemorare le vittime della Shoah non significa affatto trascurare altri genocidi, né tantomeno stabilire inutili ‘priorità’ tra stermini e dolori di un popolo piuttosto che quelli di altri popoli.  Lo stesso termine ‘genocidio’, tuttavia, è stato coniato per la prima volta nel 1946, a Norimberga, durante il processo aperto nei confronti dei dirigenti della Germania nazista per crimini contro l’umanità. Ciò che rende unica la Shoah è il fatto che per la prima volta nella storia si trattò di un genocidio razionale, ben organizzato, che si avvaleva della tecnologia più avanzata e di impianti efficienti per sterminare un popolo intero nel cuore dell’Europa.

Il Giorno della Memoria non è un omaggio alle vittime, ma semplicemente un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto particolarmente grave di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato.

Affinché il ricordo della Shoah sia utile, la memoria non deve limitarsi soltanto all’indignazione e alla denuncia morale contro i crimini nazisti. Perché la memoria abbia un senso, è soprattutto importante studiare e capire come è potuto accadere per far sì che non accada mai più.


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