Con questo racconto, prende il via la rubrica Le Virgole, un appuntamento estemporaneo fra chi ama scrivere e chi ama leggere.


Henry stava sprimacciando il cuscino di un verde ormai consunto, aveva già preparato sul basso tavolino di plastica una enorme ciotola di pop corn e un grande bicchiere di birra fresca. Il più era fatto, ora doveva solo accendere il televisore e godersi la finale di baseball. Sprofondò pesantemente sul divano con un sorriso beato. Mancavano pochi minuti, sul video una pubblicità di capsule di caffè, a seguire una di pasticche per il mal di testa poi… il buio. Elisabeth, sua moglie, oscurò il video con la sua possente mole.

“Henry”, disse bruscamente agitandogli davanti il dito indice, “non hai ancora fatto uscire Lizzy, vero?”

“Si, ma non preoccuparti la porto fuori durante l’intervallo”.

La donna lo guardò minacciosa: “No, no. Lizzy non può aspettare”, rimbrottò guardando una cagnolina dal pelo bianco che stava paciosamente ronfando sul suo cuscino ignara di essere al centro di tanta attenzione, “e ricordati di portare giù anche la spazzatura!”

Henry negli ultimi periodi si domandava spesso come avesse fatto a innamorarsene, a volte pensava di lasciarla definitivamente, ma sapeva bene che non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Dopo tutto, forse, era cambiata per via di tutti quei problemi che hanno le donne ad una certa età, ma certo per Elisabeth quella certa età era arrivata un po’ troppo presto!

Prima che lei ripetesse irata il suo nome per sollecitarlo, Henry si alzò dal divano. Tanto valeva sbrigarsi a uscire, non era in grado di contrariarla, avrebbe fatto presto: una pisciatina rapida e nelle immediate vicinanze per Lizzy mentre la spazzatura l’avrebbe nascosta nell’androne per buttarla l’indomani. Mise il guinzaglio alla cagnolina che lo seguì mal volentieri.

Lizzy fece quello che era stata costretta a fare e improvvisamente si impuntò. Henry tirò più volte il guinzaglio, ma lei non aveva nessuna intenzione di spostarsi. Poi tutto ad un tratto la palla di pelo bianco lo strattonò liberandosi dal guinzaglio e si mise a correre.

“Brutta bestiaccia dove vai! Torna qui”, urlò inseguendola.

Fu così che si inoltrò in una galleria di alti e scuri larici in fondo alla quale si arrestò davanti ad uno di quei Server Multifunzione, installati da poco e destinati a semplificare la vita di tutti i giorni, grazie alle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale di cui erano dotati.

L’apparecchio si illuminò e con voce gutturale disse: “Caro Henry, ti stavo aspettando da tempo. Ora le circostanze sono favorevoli e ti voglio dare la chance che è stata elaborata proprio per te”.

Henry era molto spaventato, ma nello stesso tempo molto curioso e perciò seguiva ogni parola assecondandola con un movimento della testa.

La voce gutturale continuò: “So che quello che sto per dirti ti sembrerà impossibile, ma ti garantisco che non è così. Il tuo disagio è stato percepito e, per superarlo, ti posso offrire questa opportunità: potrai tornare indietro nel tempo e decidere se fare nuovamente le stesse scelte che hai già fatto oppure modificarle accettando anche tutto ciò che potrebbe seguirne”.

“Cosa? Potrei cambiare la mia vita?”, disse speranzoso , “Potrei cambiare tutto? Proprio tutto? Tutta la mia vita?”

“Certo. Ma ripeto, affinché tu ne sia ben consapevole: non so dirti con quali risultati”. Fece una pausa e poi: “Se vuoi cambiare la tua vita devi solo pigiare il pulsante rosso, quello che ha iniziato a lampeggiare”.

Henry rimase un attimo indeciso. Ripensò ad Elisabeth e ai suoi comportamenti che viveva come vere e proprie angherie: non si fece più alcuno scrupolo e schiacciò il pulsante con forza.

Davanti ai suoi occhi iniziò a scorrere il nastro della sua vita: bambino tenuto per mano dalla mamma, adolescente seduto sui banchi di scuola, giovane con la barba curata e lo sguardo languido perso negli occhi di Helen, la sua compagna di università che gli borbottava qualcosa circa la necessità di…, non riusciva a capire bene, forse un conflitto. Bah, meglio la sua bocca profumata come una rosa fresca. Ma ecco in lontananza iniziava a profilarsi la figura obesa di Elisabeth che avanzava venendogli incontro baldanzosa e decisa. Henry fece un rapido gesto per allontanarla, la donna sparì e lui rimase allacciato alla bella Helen. Lizzy li guardava gioiosa.

All’improvviso cominciò a sentire caldo, si asciugò con il dorso della mano il sudore sulla fronte e, nel farlo, scostò il basco. Il basco, un basco militare. Con sorpresa si ritrovò con addosso una tuta mimetica e una benda al braccio a coprire una ferita dove la garza non riusciva a tamponare il sangue che fuoriusciva copioso.

Voci incomprensibili gli urlavano intorno, boati vicini e lontani si susseguivano, sentì il fischio di un proiettile e istintivamente si gettò a terra. Dalla tasca della giubba scivolò fuori una foto di Helen che con una mano inviava un bacio. L’ultima cosa che vide fu la dedica: “Al mio valoroso soldato. Torna presto dal Vietnam, ti aspettiamo. Helen e Lizzy“.


Maria Delfina Tommasini è nata e vive a Roma; da sempre innamorata della scrittura creativa ha ottenuto diversi riconoscimenti in molti premi letterari ed ha partecipato con i suoi racconti a svariate antologie. Ha pubblicato alcuni romanzi, l’ultimo dei quali, La contessa di Salasco, ha ottenuto la menzione d’onore nel premio “Romanzo storico 2020” organizzato dall’associazione Il Faro.


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