L’espressione inglese “fake news”, tradotta in italiano come false notizie o, più icasticamente, “bufale”, indica articoli, pubblicazioni o semplicemente notizie che appaiono all’interno di reti sociali, redatti e/o diffusi con informazioni inventate, ingannevoli o distorte e resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o creare scandalo attraverso i mezzi d’informazione.

Le modalità di diffusione, sono molto ampie e vanno dal semplice passaparola delle cosiddette “leggende metropolitane” alla circolazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa, cioè i giornali e le reti televisive. Con l’avvento di Internet, e soprattutto dei social network, la loro circolazione è aumentata notevolmente, raggiungendo in modo estremamente capillare e pervasivo enormi quantità di persone: a partire dal 2016, quando si assiste a un vero e proprio boom, le fake news sono diventate un fenomeno online difficile da controllare, in quanto la possibilità di condivisioni multiple e ripetute sui social imprime loro una velocità di diffusione elevatissima, raggiungendo un alto grado di visibilità in un tempo molto breve.

Non si tratta di un fenomeno nuovo, la storia è piena di notizie false credute vere: senza risalire al finto avvelenamento dei pozzi del Pireo al tempo delle guerre fra ateniesi e spartani, basta ricordare la finta morte di Napoleone, annunciata a Londra nel 1814, che ebbe grandissima risonanza e provocò prima un aumento e poi un crollo delle azioni nella borsa di quella città; oppure la narrazione radiofonica di un’invasione aliena nel cuore del New Jersey, ideata da Orson Welles nel 1938, che scatenò una vera e propria isteria di massa; oppure ancora la nascita di Barack Obama raccontata come avvenuta al di fuori degli Stati Uniti, con annesso certificato di nascita falso, che mise in forse la sua possibilità di partecipare alle elezioni presidenziali.

Ci sono quattro tipi particolarmente comuni di fake news:

  1. Disinformazione mirata: un messaggio fittizio che viene distribuito e rivolto, solitamente, ad un gruppo particolarmente sensibile a quel contenuto di informazione.
  2. Falsi titoli di testa: titoli che presentano fatti attendibili per generare attenzione ma, durante la lettura dell’articolo, ci si accorge che il titolo era deliberatamente fuorviante e non corrispondente al contenuto del testo.
  3. Messaggi virali: messaggi che ottengono un’altissima popolarità nei social media, o nei canali di messaggistica, e che vengono condivisi da tantissime persone senza controllarne l’autenticità.
  4. Satira: si tratta di un espediente stilistico per attirare l’attenzione in maniera distorta sui problemi sociali o per denunciare come cattiva la condotta di una organizzazione politica.

La manipolazione dell’informazione appartiene al modo di comunicare dell’uomo sin dall’antichità; in alcuni casi è una manifestazione del connaturato bisogno cognitivo di spiegare una realtà complessa con concetti semplici. Secondo gli psicologi, le voci infondate nascono e si diffondono quando la gente si sente insicura e ansiosa rispetto a qualcosa che la riguarda personalmente e quando la voce appare credibile in base alla sensibilità di quanti sono implicati nella sua diffusione. Per questo la paura alimenta voci infondate. Più l’ansia diventa collettiva, più aumenta la probabilità di voci incontrollate.

Oggi tuttavia, la produzione e la diffusione di fake news risponde principalmente all’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica per conseguire determinati e ben precisi risultati politici o commerciali: un esempio è rappresentato dalla tecnica del clickbait , nella quale l’indicazione di un titolo accattivante completamente differente dal contenuto serve esclusivamente a portare visitatori sulla pagina collegata, assicurandole quindi più visibilità pubblicitaria. 

I principali canali di diffusione delle fake news sono:

  1. La condivisione sui social network da parte di persone che, senza una verifica approfondita, rilanciano o ritwittano inconsapevolmente informazioni inaccurate o false.
  2. L’amplificazione operata dai giornalisti, che devono diffondere in tempo reale informazioni emerse dal web e dai social, senza aver effettuato verifiche approfondite.
  3. Gruppi che tentano di influenzare l’opinione pubblica per propri fini anche attraverso sofisticate campagne di disinformazione che utilizzano Bot (programmi che simulano l’operatività di un utente reale) e Troll (utente di una comunità virtuale, solitamente anonimo, che invia messaggi provocatori, irritanti o fuori tema).

Anche se molte bufale possono apparire reali a prima vista, possono essere smascherate con pochi semplici accorgimenti: uno dei primi passi è quello di verificare sempre le fonti, se collegate ad amici di amici che hanno letto su Facebook dal cugino dello zio, lasciamo perdere! Un altro accorgimento è il controllo della grammatica, le organizzazioni serie difficilmente commettono errori di ortografia o scrivono i messaggi pieni di punti esclamativi. Altro segnale che siamo davanti ad una bufala è quella parola che spesso si trova alla fine di molti messaggi o post, CONDIVIDETE, far girare il messaggio il più possibile è un segno di non attendibilità.

Da quando siamo entrati nella pandemia da Covid-19 non passa settimana senza che spuntino nuove fake news su questo argomento; ovviamente i loro creatori sanno perfettamente su quali aspetti puntare, e quale miglior modo se non quello di creare e diffondere allarmismi? Sono talmente tante che, il Ministero della Salute e l’OMS hanno avuto la necessità di sfatarle con una corretta informazione e di riunirle tutte nella pagina http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/archivioFakeNewsNuovoCoronavirus.jsp .

La vignetta in apertura, tradotta in italiano dall’originale inglese, è estremamente esplicativa di come sui social è uso corrente percorrere le vie brevi per ricercare “risposte”. Si crede, stupidamente, che basti “googlare” per trovarle ma, si sa, cercando in internet, si finisce col trovare “ciò che si desidera trovare”, specie se non si è provvisti di un, almeno, minimo senso critico e quindi il rischio di scambiare “bufale” per “verità” è altissimo in questo caso. Le “giuste risposte”, purtroppo, non arrivano “googlando”. Magari fosse vero!

Le risposte giuste, necessitano di studi su dati oggettivi, provabili, ripetibili, scientifici e, per questo, sono complesse da ottenere (sempre che vi si riesca…) ed occorre competenza, pazienza, perseveranza, applicazione per riuscirvi…

Una strada lunga, tortuosa, in salita, difficile e dove “Internet” non prende, insomma!

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