di Jessica Verardi, 13 febbraio 2023

Prima di questo puoi leggere La caricatura, ovvero l’arte di deformare la realtà

Come in altri ambiti, anche in quello musicale i caricaturisti hanno espresso il proprio talento artistico ritraendo compositori, direttori e musicisti di ogni tempo.
Nel 1886, nella rivista francese “La Vie Parisienne”, è stata pubblicata una caricatura di Franz Liszt seduto sullo sgabello mentre suona un pianoforte dai tasti non proprio allineati e addirittura cadenti. L’immagine mostra il compositore, pianista e direttore d’orchestra ungherese mentre suona lo strumento con otto mani e le dita alquanto lunghe che ne rappresentano l’abilità, la precisione e la tecnica pianistica.
In The Musician as Entrepreneur di William Weber, una didascalia descrive ironicamente l’immagine in cui Liszt manifesta l’idea che, esprimere il proprio talento musicale con solo due mani, equivarrebbe ad un limite: a strange specimen of the octopus species, “uno strano esemplare della specie di polpo” in grado di suonare nientemeno che 32 ottave! Il sogno di ogni pianista dunque, trova una realizzazione effimera nell’iconografia lisztiana.
Due elementi aggiuntivi arricchiscono l’immagine: una lunga spada ornamentale simboleggia il carattere combattivo del compositore, mentre l’ombrello, tenuto tra le gambe quale oggetto di intralcio, ne conferma le capacità tecnico-musicali.

Nel 1913, il mito di Penelope incontra l’arte del caricaturista e artista francese Daniel de Losques. Ironica e significativa al tempo stesso, l’immagine illustra il compositore Gabriel Fauré intento nel “tessere” Pénélope, un’opera lirica in tre atti e rappresentata in prima assoluta, lo stesso anno, presso il Grand Théâtre di Monte Carlo, nel Principato di Monaco.
Come narrato nell’Odissea, mentre Penelope tesse meticolosamente la tela per evitare le nuove nozze nell’attesa che Ulisse torni ad Itaca, così Fauré compone la propria musica per dar vita ad una tra le sue opere più caratteristiche. Realizzata con la tecnica dell’acquaforte, la caricatura di de Losques è un esempio peculiare dell’arte del primo ‘900 dove l’artista, con intelletto e un tocco di originalità, ha catturato l’essenza della mitologia greca in unione con la musica.
Non potevano mancare le caricature di Ludwig van Beethoven dalla capigliatura folta e ribelle che ne descrive il genio tormentato, né quelle di Giuseppe Verdi immortalato con i lunghissimi baffi, caratteristici del suo gusto personale.
Gaetano Donizetti invece, è stato l’autore della propria caricatura: riverso su un piccolo tavolino di legno, con lo sguardo basso e rivolto sui fogli pentagrammati, impugna due penne a calamaio mentre compone un’opera buffa “a due mani”.
In abito elegante, il compositore bergamasco mostra la propria personalità, sempre distinta e di gran classe nonostante le umili origini. Rispetto al resto del corpo, la testa di Donizetti è più grande, quasi sproporzionata, come a voler sottolineare il proprio talento e la maestosità nel creare i capolavori che hanno lasciato un segno eterno nella storia della musica italiana.

Ancora oggi, l’arte delle caricature continua ad essere un tributo divertente che descrive, con una certa schiettezza, la personalità dei vari protagonisti enfatizzandone anche la fisicità. Grazie alle differenti tecniche utilizzate, gli artisti hanno saputo immortalare chiunque e l’immagine realizzata è il prodotto di un talento, forse a volte discutibile, che vuole narrare la realtà senza rinunciare a quell’immancabile gusto ironico che la contraddistingue dalle altre arti.

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