Le Virgole, un appuntamento estemporaneo fra chi ama scrivere e chi ama leggere.


“Io proprio non riesco a capire a cosa serva un direttore d’orchestra”, disse Stefano.
“Scusa?”, Simone lo guardò incredulo.
”Beh! certo, se fai questa domanda, a te sicuramente non serve!”,  replicò Massimiliano, “non riesco a credere che si possa fare una domanda così stupida!”
“Scusa”, insistette Stefano, ”ogni musicista ha il suo spartito, se ognuno va a tempo, a che serve il direttore?”
“A tempo? E quale tempo?”, domandò Massimiliano.
“Ce l’avranno scritto sullo spartito, il tempo”, replicò Stefano.
Massimiliano sbuffò, prese il borsello e tirò fuori il tablet, sotto lo sguardo divertito di Simone e di Silvia. Lo accese,  “Vediamo un po’ se ho qualcosa a portata di mano. Toh, l’Ouverture del Coriolano, Beethoven”.
Lo mise di fronte a Stefano. “Che leggi qui in alto? Qui, sopra il primo rigo”.
“Allegro con brio”.
“E che tempo è allegro con brio?”
Stefano restò pensoso. “Vabbè, perché non ci ha messo il tempo preciso?”,  sbottò.
“Perché il metronomo doveva ancora essere inventato, cazzone! Sarà stato inventato a metà dell’800, come dovrebbero suonarla tutta la musica scritta fino ad allora?”
“E poi”, continuò, “qui che leggi? “
P.”
E che significa?”
“Piano?”,  rispose l’amico.
Massimiliano colpì con un dito il bicchiere di fronte a lui. “Questo secondo te è Piano?” “Beh, sì”.
Diede di nuovo un colpo al bicchiere, ancora più leggero. “E questo?”, Stefano rimase interdetto.
“Chi decide quanto piano deve essere Piano? E guarda qui, in pagina due, Crescendo, chi decide da quanto si deve crescere e fino a quanto?
“Il direttore, presumo”.
“Esatto, inoltre la musica in tanti momenti segue tempi non necessariamente precisi, rallentando, rubato, come fai a farli col metronomo? Queste, caro mio, che si chiamano dinamiche, le decide tutte il direttore”.
“Sulla base di cosa le decide?”, intervenne Silvia.
“Beh, il direttore fa tutto uno studio sul gusto e lo stile dell’epoca e cerca di ricostruire l’intenzione del compositore, inoltre studiando tutta la partitura, riesce ad avere una visione di insieme che i singoli musicisti non hanno. E si permette anche un po’ di interpretare. È ovvio che un buon direttore deve cercare di dare al brano che sta dirigendo una certa coerenza e interpretarlo senza stravolgerne il senso”. “Considera”, continuò sempre rivolto a Silvia,  “che tanti compositori hanno continuato comunque ad utilizzare la vecchia nomenclatura per indicare il tempo, un po’ per lasciare spazio agli interpreti ma un po’ pure perché il metronomo non è stato proprio ben visto da tutti”.
“Perché no?”, chiese Simone.
“Bah, lo sai come sono certi accademici, sempre refrattari alle novità!”
“Oh, devono essere proprio bravi i musicisti a capire al volo quello che vuole il direttore!”
“Cazzo Ste’! Non è che i professori seguono il direttore così alla bersagliera! È ovvio che il grosso del lavoro, la così detta concertazione, il direttore la fa durante le prove”.
“I professori?”, chiese Silvia.
“Sì scusa, gli orchestrali vengono chiamati professori”.
“Ah! ok”.
“Comunque dev’essere un bel lavoro da cervelloni”,  considerò Simone.
“Eh beh”, replicò Massimiliano “tenete presente che un corso di direzione d’orchestra al conservatorio dura dieci anni, dopodiché hai appena cominciato”.
“Però!”
“Ma cambia veramente la musica tra un direttore ed un altro?”, chiese di nuovo Silvia.
“Eh aivoja!”, le rispose Massimiliano, “se sei curiosa, ascoltati gli ultimi quattro lieder di Strauss cantati dalla Schwarzkopf, ne esistono due incisioni con la Philarmonia Orchestra, una diretta da Ackermann e una diretta da Karajan. È impressionante, stessa orchestra, stesso soprano eppure…”
“Scusate ragazzi, per me è il momento di andare, ci vediamo la prossima”, lo interruppe Stefano.
“Ti accompagno fuori”, gli fece eco Silvia.
I due si alzarono e si diressero verso l’uscita del locale. Massimiliano li seguì con lo sguardo, poi si voltò verso Simone.
L’amico, indovinandone i pensieri, lo apostrofò ridendo: “Bello mio, per quante cose interessanti potrai raccontarle, non avrai mai il fascino del maestro di tennis!”


Claudio Paoloni ha covato sempre nel suo animo la passione per la letteratura e la scrittura. Ora ha deciso di farla emergere in maniera compiuta e si è iscritto al Corso di Scrittura Creativa organizzato congiuntamente da L’Occhio di Horus APS e dall’Associazione Caffè Culturale di Aprilia. Questo è uno dei risultati.

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