Le Virgole, un appuntamento estemporaneo fra chi ama scrivere e chi ama leggere.


“…di conseguenza, una ulteriore ricaduta, di natura cardiaca o polmonare, potrebbe avere ripercussioni fatali e mettere seriamente a repentaglio la sopravvivenza di Mary Elisabeth e di Mary Anne. Un intervento chirurgico appare indispensabile per salvare la vita di entrambe le gemelle o di una delle due, eventualmente a scapito dell’altra…”.

Queste parole continuavano a rimbombare nella testa di Mary Louise e di Ethan.

Era come se qualcuno avesse conficcato dei chiodi nel cervello e instancabilmente, senza pietà né esitazione, si divertisse a martellarli, spingendoli sempre più in profondità.

Fu lei a rompere quel silenzio irreale. “Come possono chiederci nuovamente di fare una scelta del genere?”

“Non ce lo stanno chiedendo. Fanno semplicemente il loro dovere professionale, informandoci.”

“E tu come cazzo fai a rimanere così distaccato, come se si parlasse di due sconosciute invece che delle nostre figlie?”

La razionalità di Ethan e l’istintività di Mary Louise avevano sempre trovato un punto di contatto nel loro rapporto. Non era più così: messo a dura prova dagli eventi, quell’equilibrio rischiava in continuazione di spezzarsi. 

“Cerco solo di mantenere la calma per non impazzire del tutto. E soprattutto per avere la capacità di prendere una decisione obiettiva e ponderata”.

“Stiamo parlando di dare il consenso a sacrificare Mary Anne per permettere a Mary Elisabeth di vivere. Cosa ci vedi di obiettivo e ponderato in una scelta del genere? Ti sembra un evento logico, tanto per usare i termini tecnici che tanto ami?”

Il viso le si bagnò di lacrime. “Abbiamo rifiutato questa opportunità quando ero incinta, figuriamoci adesso, dopo tutti questi anni, dopo che con sacrifici e dolore abbiamo cresciuto le nostre figlie”.

“Non farmi passare per un mostro, Mary Lou” (la chiamava sempre così quando cercava di calmarla). “Un nuovo attacco, una ricaduta e rischiamo di perdere entrambe le nostre ragazze, quando invece esiste una fondata speranza che almeno una delle due possa vivere una vita normale”.

“Non mentire a te stesso dicendo una delle due. Sappiamo bene che ci si chiede di sacrificare Anne per salvare Elisabeth. Io non acconsentirò mai a un tale scempio. Amo le mie due figlie allo stesso modo”.

“E io no forse? Conosci la realtà quanto me: Elisabeth è robusta e con voglia di vivere là dove Anne è fragile e in difficoltà. Mary Anne non ha cuore né polmoni. È Elisabeth il motore che tiene in vita Anne, è lei che pompa per tutte e due il sangue e l’ossigeno, ma per quanto tempo ancora? Ti rendi conto che così facendo rischiamo di condannarle entrambe?”.

“Io non sto condannando nessuno, voglio semplicemente dare a tutte e due l’opportunità di continuare a vivere. Come è stato fino ad ora. Saranno loro, quando avranno l’età per farlo, a prendere insieme questa decisione”.

“Non ci arriveranno alla maggiore età, lo sai anche tu. C’è una probabilità su un milione che rimanendo attaccate possano sopravv…”

“Non mi interessa delle probabilità e delle statistiche. Conta quello che sento e io dico che non abbiamo nessun diritto di stabilire chi deve vivere e chi deve morire. La natura deve fare il suo corso. Il loro futuro è nelle mani di Dio”.

“Dio, Dio…!! Sono anni che non sento altro che parlare di Dio. Non è forse Lui che ci ha messo in questa condizione?”

“Era anche il tuo Dio una volta, o sbaglio? Da quando sei diventato così agnostico?”

“Ma quale agnostico! Gli avvenimenti della vita ti spingono a cambiare la prospettiva con cui vedi le cose, tutto qui. Non ho abbandonato il nostro credo, semplicemente ritengo che sia arrivato il momento di una fede più consapevole”.

“Fede consapevole, fede cieca…Sono tutti luoghi comuni, Ethan. La Fede è unica…è Fede”.

Ethan non rispose, ormai convinto che la tensione fosse troppo elevata per riuscire a tirare fuori qualcosa di costruttivo da quel confronto disumano e a tratti surreale.

Louise si alzò dal divanetto della stanza adiacente alla camera d’ospedale in cui erano ricoverate, ormai da interminabili settimane, le due gemelle.

Una stanza che era diventata una seconda casa tanto spesso, lei e Ethan, vi si erano coricati per accudire le figlie.

“Guardale!”

Ethan si avvicinò alla moglie, un braccio timido le cinse la vita. Attraverso il vetro, il suo sguardo si posò sui corpi delle due piccole che condividevano aorta, vescica e sistema circolatorio.

“Noi siamo i genitori di due bambine di otto anni, Louise. È nostro diritto e dovere fare tutto il possibile perché abbiano un futuro”.  La guardò. “Se non noi, chi può decidere per loro?”

********

Alla fine fu la Corte Suprema inglese a prendere la decisione e, con un decreto, autorizzare i medici del St James’s University Hospital a eseguire l’operazione di separazione delle gemelle.

Secondo alcuni, dietro la decisione dei giudici, si ergeva un Dio misericordioso e benevolo che aveva liberato i genitori da un fardello indicibile e crudele.  

Per altri, invece, si trattò dell’ennesimo e sconsiderato tentativo di un manipolo di uomini che osano sostituirsi a Dio.

Mary Elisabeth, la gemella che si salvò e che oggi, ventenne, vive felice la sua vita da pittrice, intervistata sulla vicenda da uno stuolo di giornalisti in cerca di scoop, preferì rispondere con un laconico “no comment”.


Renato Manzoni è nato a Roma 58 anni fa, lavora come statistico presso la Corte dei conti. Appassionato di scrittura ha conseguito il diploma di sceneggiatore di fumetti alla Scuola internazionale di comics e ha partecipato a vari laboratori di scrittura (Cinzia Tani e Rai Eri). Fumetti e vari racconti sono stati pubblicati in seguito a selezioni o premiazioni di concorsi.  Tra questi: l’antologia Italian Noir 2, Odio l’estate (Giulio Perrone), Premio Carver con Girotondo Napoletano (HomoScrivens), In setting (L’Erudita), Nello specchio e Il quartiere più sicuro (Senso inverso,) A volte ritornano (L’Occhio di Horus APS).


Nota della Redazione:

I gemelli siamesi, o più propriamente, i gemelli congiunti, sono gemelli omozigoti, quindi identici, che nascono uniti per una o più parti del corpo e che eventualmente condividono apparati ed organi interni. Presente anche nel mondo animale e conosciuto in quasi tutte le culture fin da epoche lontane nel tempo, è un fenomeno raro, con una frequenza stimata tra 1 e 2 casi per 100.000 neonati.  Ad oggi non si conoscono cause certe né i meccanismi che portano al suo verificarsi. Nella maggior parte dei casi i gemelli, quando nascono vivi, sopravvivono solo pochi mesi.

L’avanzamento delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie biomediche ha reso possibile interventi di separazione che, fino a qualche decennio fa, erano impraticabili, aumentando la percentuale di sopravvivenza e la qualità della vita dei gemelli congiunti. L’obiettivo di una possibile separazione chirurgica è ottenere due individui liberi, capaci di condurre un’esistenza autonoma; questa opzione è considerata in base alla valutazione rischio-beneficio.

Tali nuove possibilità di intervento sollevano diversi problemi etici in ordine ai soggetti legittimati a decidere, al rapporto tra eventuali rischi e benefici per la vita e per la qualità della vita, al periodo in cui intervenire. I casi più complessi sono quelli ove la congiunzione riguarda ambiti estesi del corpo e la condivisione di apparati e organi vitali, per cui l’intervento chirurgico di separazione appare indispensabile per salvare la vita di entrambi i gemelli o di uno dei due eventualmente a scapito dell’altro oppure appare necessario per migliorare la qualità della vita, ma implica un elevato rischio con conseguenze negative difficilmente preventivabili in relazione alla delicatezza e particolarità della situazione.

Alla luce dell’ordinamento giuridico vigente, se i gemelli congiunti (caso rarissimo) sono adulti ed entrambi competenti, viene rispettata la loro autonoma decisione di sottoporsi all’intervento o meno. Nel caso dei minori, se non c’è un pericolo grave e imminente non è giustificato intervenire, ponendo ad alto rischio la vita di uno o di entrambi  i minori;  nel caso di dissenso tra genitori e medici o tra gli stessi genitori, spetta al giudice tutelare il migliore interesse oggettivo dei minori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.