ponte sul Pile a Norchia

Domenica 22 novembre, alcuni soci de L’Occhio di Horus APS insieme con amici del gruppo Fotoforum – Attimi nel tempo si sono dati appuntamento a pochi passi da Vetralla, nei pressi della località Cinelli,. L’obiettivo: una escursione nella natura incontaminata e nei campi incolti, a contatto con pietre scavate migliaia di anni fa, nell’immenso sito storico di Norchia. Un sito la cui grandezza ha permesso di visitare quasi esclusivamente la Necropoli del Pile.

La storia di Norchia

Città di cui non conosciamo il nome originario (probabilmente molto vicino alla forma Orcia tramandato dalle fonti medioevali) Norchia era ubicata su di un lungo pianoro scosceso alla confluenza dei corsi d’acqua Pile e Acqualta nel fiume Biedano. Essa, durante la dominazione romana, sorgeva lungo il tracciato dell’antica Via Clodia, una importante via di comunicazione che collegava Roma alle provincie etrusche e che dopo averla attraversata proseguiva verso Tuscania. Questo tratto del percorso, detto Cava Buia, è molto suggestivo: infatti è scavato tra alte pareti di tufo una “tagliata” di circa 400 metri che, in epoca etrusca, serviva come via di comunicazione per muoversi all’interno della città.

Le prime testimonianze di frequentazioni umane del sito risalgono all’Età del Bronzo e proseguono in epoca arcaica (VI-V sec. a.C.), mentre il periodo di maggior sviluppo del centro, attestato dalle scenografiche necropoli, è tra la fine del IV e la metà del II secolo a.C.; il massimo splendore fu raggiunto nel periodo della dominazione etrusca, tra il IV e il III secolo a.C.

Gravitante nella sfera di influenza esercitata da Tarquinia, Norchia non ebbe mai un ruolo autonomo. In età romana la vita del centro dovette essere assai modesta, mentre un certo risveglio si ebbe solo con il periodo medioevale del quale restano imponenti ruderi.

Sul pianoro della città infatti spicca la sagoma del castello della famiglia Di Vico del XIII secolo e, sulla parte più alta, i resti della pieve romanica di San Pietro citata in un documento del IX secolo. Costruita su un preesistente tempio etrusco-romano e oggetto di ripetute spoliazioni di essa oggi resta solo la parte presbiteriale ricostruita nel XII secolo.

Il definitivo abbandono avvenne nel 1453 a causa di una grave epidemia di malaria: da allora Norchia è rimasta nascosta tra i boschi e quasi cancellata nel tempo. Ancora oggi se ne visita solo una minima parte perché è quasi interamente coperta dalla vegetazione e i sentieri non sono ben segnalati.

La necropoli rupestre

Norchia, secondo gli storici e gli archeologhi, costituisce l’esempio più significativo di architettura funeraria rupestre di età ellenistica (IV-II sec. a.C.). Le tombe sono in numero elevato e con una varietà tipologica molto ampia; esse sono disposte tutte intorno alla città, lungo le vallate dei fossi, in perfetta sintonia con il paesaggio; sono scavate nel tufo rosso e arricchite con svariati accorgimenti architettonici che tutt’ora possiamo ammirare. Si tratta infatti di tombe a facciata rupestre dislocate su più terrazze collegate da stretti sentieri. Alcune furono usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri.

La principale tipologia delle tombe è a dado o a semidado: le tombe dunque sono composte da un grande blocco di tufo squadrato superiormente (il cosiddetto dado) al quale si accedeva da due scale laterali scavate nella roccia, e da una zona porticata inferiore con un piccolo tetto sorretto da alcune colonne o da pilastri in tufo; più in basso si trova la camera sepolcrale, a cui si accedeva tramite il dromos, ossia un corridoio gradinato. Le più grandi e maestose appartenevano certamente all’aristocrazia agraria, che, come in tutte le civiltà antiche, amava esibire la propria ricchezza e il proprio status sociale attraverso gli edifici funerari. Questa quantità ingente di tipologie di tombe ne fa una necropoli record: possiede, per la precisione, 5 necropoli: del Pile, della Tomba delle Tre Teste, del Biedano, della Sferracavallo e di Acqualta.

Come arrivare a Norchia

Da Vetralla, percorrendo per circa 9 chilometri la S.S. Aurelia bis verso Tarquinia, si stacca sulla destra, in località Colle Cinelli una stradina che dopo altri 6 km termina in corrispondenza del parcheggio del sito archeologico. Per chi proviene da Tarquinia invece, dopo aver superato Monte Romano e percorso circa 20 chilometri, troverà questa stradina sulla sinistra. Arrivati quindi al parcheggio si prosegue a piedi lungo la mulattiera che si inoltra nella necropoli rupestre di Norchia. L’ingresso è libero; le condizioni del terreno richiedono buone condizioni fisiche e scarpe adatte ad una escursione campestre.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.