Le Virgole, un appuntamento estemporaneo fra chi ama scrivere e chi ama leggere.


Haruki! È tardi”. Ecco come ogni mattina mia madre mi sveglia.

Sono Haruki Shiga, nato a Tokyo quattordici anni fa e sogno di abitare in una casa con un giardino pieno di piante di ogni genere. In questo momento, probabilmente, starete ridendo. Io, un ragazzo di Shinjuku, il quartiere più tecnologico di tutta Tokyo, pieno di cartelloni pubblicitari e senza un albero, desidero vivere in mezzo alla natura! Ebbene sì, sono diverso dalla massa. Penso che i miei genitori abbiano avuto un presentimento e che per questo mi abbiano chiamato Haruki, primavera in giapponese. Purtroppo, il mio sogno non si è realizzato. Vivere in un posto del genere significa non essere mai a contatto con la natura, ad eccezione di rare passeggiate nei parchi. Le mie giornate trascorrono più o meno sempre uguali: scuola, a casa per pranzo, compiti, e con gli amici in sala giochi; non che mi dispiaccia, solo che non vorrei passarci tutto il tempo libero. 

Un giorno, tornando a casa, un amico che sapeva della mia passione per la natura mi fece notare nell’espositore di un chiosco una cartolina della villa imperiale Katsura di Kyoto, adesso chiusa, e dei suoi meravigliosi giardini, oggi purtroppo in stato di completo abbandono. Mi avvicinai all’anziana signora che gestiva il chiosco, uno degli ultimi rimasti nel quartiere, perché gli altri sono stati soppiantati da grandi centri commerciali. Dissi alla vecchietta che volevo acquistare quella cartolina e mi rispose, con voce gentile, dolce come il miele: “Caro figliolo, sono contenta che ti piaccia! Mi puoi credere o no, ma questa cartolina è magica, fai attenzione!”. Annuii con la bocca spalancata per lo stupore. Tornai di corsa a casa, posai la cartolina sulla scrivania in attesa che succedesse qualcosa. La stavo ancora osservando, quando caddi in un sonno profondo.

Il mattino seguente mi svegliai avvertendo un calore che mi invadeva tutto il corpo ed una luce abbagliante che travalicava le palpebre chiuse. Feci un respiro profondo, le narici penetrate da un odore inaspettato, dolce, intenso e pungente, l’aria era fresca e iniziai a sospettare di non essere nella mia camera, visto che di solito l’unico odore che sentivo era quello dei calzini puzzolenti. Aprii gli occhi, sopra di me c’era il ciliegio più grande mai visto, con foglie di un verde intenso. Avevo dormito su un prato ricoperto dai fiori di ciliegio, una distesa infinita; gli occhi mi brillavano non della  luce di una squallida lampadina a led, e neanche del sole di mezzogiorno, ma  per la gioia. Davanti a me c’erano due grandi edifici costruiti secondo l’architettura del Giappone dell’era imperiale.

Sentii in lontananza la voce di una donna, non mia madre, che gridava “Signorino, signorino, dove vi siete cacciato?”. Capii che cercava me, così, mi diressi verso di lei. Che meraviglia quel giardino, un’esplosione di colori:  giallo, rosso, verde e rosa.  Piante di ogni tipo, odori mai sentiti, laghetti dalle acque limpide, popolati da carpe e tartarughe e collegati da ponticelli di pietra. Una foresta di bambù, di un verde particolare né scuro né chiaro, mischiato ad un marrone color corteccia. Ero talmente eccitato che pensai di trovarci i panda.

La voce che mi chiamava si fece sempre più forte e mi riportò alla realtà, distolsi lo sguardo da quel paradiso verde e vidi una donna truccata, con un lungo kimono; mi ricordò una geisha, come me le aveva descritte mia madre. Non feci in tempo a dire niente che lei, nervosa, disse: “Signorino, dove ha passato la notte? Suo padre, l’imperatore, è furibondo! Venga dobbiamo subito andare da lui “. Non capivo più nulla: Mio padre? L’imperatore? Ma dove diamine ero? Scortato dalla tutrice entrai nell’edificio più grande di tutti gli altri, dopo un lungo corridoio arrivammo nella sala principale dove mi aspettava, circondato dalle guardie della sua scorta, l’imperatore. Aveva una voce possente, da vero imperatore, tanto che mi mise paura.  Mi parlò dei miei doveri, del fatto che ormai stavo entrando nella fase adulta ed in quanto figlio dell’imperatore avrei dovuto comportarmi come tale. Annuii in silenzio, con la testa china. Quand’ebbe finito, tornai in giardino: tutto questo doveva essere opera della cartolina magica!

 Mentre girovagavo immerso nei pensieri, notai un vecchietto che, piegato vicino ad un’aiuola, annaffiava una piccola pianta; mi avvicinai incuriosito e gli chiesi: “Che pianta è?”. Molto probabilmente lo spaventai perché sobbalzò rovesciando l’acqua. Lui però non se ne curò ma si inginocchiò, neanche fossi una divinità. “Non ti devi inchinare, voglio solo sapere che pianta è”. “Non mi è permesso stare alla vostra altezza, signorino”. “Certo che puoi stare alla mia altezza, e comunque chiamami Haruki”. Il vecchietto rimase perplesso, ma rispettò la mia volontà, si alzò e si presentò. Si chiamava Ryuichi, era il giardiniere, e si occupava di tutte quelle piante da solo. Provai una grande riconoscenza per lui e gli feci domande su ogni pianta. Passavano i giorni ed ogni volta che potevo stavo con lui per conoscere i segreti delle piante.

Un giorno di pioggia, però, mi comunicarono che Ryuichi era morto e che sarebbe arrivato a breve un altro giardiniere. Mi ricordai del suo desiderio di preservare il giardino e decisi che adesso avrei dovuto  fare io qualcosa per la natura, per il verde di quel luogo. Così impartii al nuovo giardiniere il mio primo ordine da quando ero arrivato lì: avrebbe dovuto curare il giardino come fosse stato suo figlio e trasmettere questo compito a tutti i giardinieri che si sarebbero avvicendati dopo di lui. La mattina seguente non so perché né come, mi risvegliai nella mia camera a Tokyo. Non fu questa la cosa più strana, ma la meraviglia di vedere dalla mia finestra volare i petali di ciliegio trasportati dal vento. Ero ritornato a casa ed i ciliegi erano in fiore.

Haruki: con il ritorno della primavera i ciliegi sbocciano.


Filippo Taglieri, frequenta il primo anno del Liceo Scientifico Plinio Seniore di Roma: con questo racconto si è classificato primo nel Concorso Letterario Nazionale “Anni Verdi” edizione 2021 per la Sezione Racconto Breve riservata ai  ragazzi da 11 a 15 anni.

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